Un tè anticonformista

I Tea party, visti dall’Europa, sono come i marziani: non siamo sicuri che esistano davvero, ma nel dubbio li pensiamo più o meno antropomorfi. Così, il modo più sbrigativo per rappresentare gli alieni che vogliono lanciare un’opa ostile sul Partito repubblicano americano è stiparli nella casella dei populisti di destra: gente rozza che evade le tasse, odia gli stranieri e sbatte la porta di casa in faccia al mondo.
28 SET 10
Ultimo aggiornamento: 21:48 | 19 AGO 20
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I Tea party, visti dall’Europa, sono come i marziani: non siamo sicuri che esistano davvero, ma nel dubbio li pensiamo più o meno antropomorfi. Così, il modo più sbrigativo per rappresentare gli alieni che vogliono lanciare un’opa ostile sul Partito repubblicano americano è stiparli nella casella dei populisti di destra: gente rozza che evade le tasse, odia gli stranieri e sbatte la porta di casa in faccia al mondo. Sul New York Times, l’intellettuale conservatore Ross Douthat ha rotto questa illusione autoconsolatoria, mostrando che – pur con le loro contraddizioni – i consumatori di tè hanno raggiunto la maturità politica. Non vogliono solo meno tasse, che è facile, ma rifiutano pure la spesa pubblica, che è difficile.

Tutti siamo liberisti quando il governo prende,
ma molti diventano statalisti quando dà: i Tea party, invece, non si chiedono cosa l’America può fare per loro, in modo che poi nessuno gli chieda cosa possono fare loro per l’America. Quasi tutti gli europei hanno esultato quando Barack Obama ha offerto la sanità pubblica agli americani, perché questo è il nostro paradigma: i Tea party sono scesi in piazza, perché il loro paradigma è un altro. L’establishment europeo invece si tiene stretto il suo governo spendaccione e i populisti del nostro continente fingono che si possa avere tutto: welfare dispendioso e imposte basse. I Tea party sono fiscal conservative, quindi sanno che bisogna scegliere, e su questa scelta raccolgono i consensi.